Aumentano i musulmani nelle scuole italiane, ma frequenza e riuscita scolastica sono inferiori alla media. il rischio intolleranza

Recenti indagini dimostrano che, tra gli immigrati, "la frequenza e la riuscita scolastica sono inferiori alla media mentre il numero di abbandoni è più alto": un problema che riguarda da vicino anche i minori di religione islamica. Fa il punto sull’accesso al sistema di pubblica istruzione da parte della comunità islamica il “Rapporto di monitoraggio della protezione delle minoranze nell’Unione Europea: la situazione dei musulmani in Italia”.

Non esistono statistiche su base nazionale relative alla frequenza scolastica dei minori musulmani in particolare; tuttavia il numero dei minori immigrati iscritti nelle scuole è sensibilmente aumentato negli ultimi 10 anni: se agli inizi degli anni ’90 25.756 immigrati risultavano iscritti, nel 2000 erano 147.406 (con una crescita annuale di 28mila studenti), di cui il 20% frequenta la scuola materna, il 44% le elementari, il 24% le medie e il 12% le superiori. Africani e asiatici rappresentano il 45% della popolazione scolastica immigrata. In alcune regioni il livello di integrazione degli immigrati nelle scuole, inclusi quelli musulmani, è molto alto. In ogni caso, i rapporti ufficiali mostrano come solo poco più della metà dei minori immigrati residenti in Italia sia iscritta a scuola.

Per quanto riguarda il livello di rendimento degli studenti immigrati, è piuttosto basso in confronto ai coetanei italiani, mentre il tasso di abbandono scolastico, al contrario, è piuttosto elevato. Uno studio sul triennio 1997–1999 nella provincia di Torino ha mostrato come la percentuale di immigrati bocciati sia superiore a quella dei loro compagni italiani e aumenti con l’innalzamento del livello scolastico. Una media di 8,6 minori stranieri non venivano promossi alla classe successiva, con il 2,1% di bocciati nelle elementari, 15,6% nelle medie e 22,1% nelle superiori. Dati scorporati per nazionalità indicano i tassi di bocciatura tra i marocchini (0,7%, 19,6% e 24,7%) e gli albanesi (1,1%; 9,8%; 22,9%). “Problemi legati alla conoscenza della lingua, alla povertà e a un contesto scolastico insufficientemente interculturale incidono negativamente sui risultati scolastici ottenuti dagli studenti musulmani e più in generale immigrati”, nota la ricerca, che cita una recente indagine condotta a Torino e Genova sulle barriere culturali e linguistiche, determinanti per i minori stranieri una flessione nel rendimento che si amplia in proporzione alla distanza tra la cultura di origine e quella italiana. Il 43,8% degli studenti nordafricani e mediorientali presentano un rendimento basso o medio-basso. Altri fattori che possono contribuire al raggiungimento di risultati scolastici relativamente bassi tra gli studenti immigrati: dall’inserimento in classi corrispondenti alla loro età alla mobilità delle famiglie immigrate.

Un altro studio svolto a Torino ha evidenziato un distacco considerevole, in termini di risultati scolastici, tra gli studenti stranieri appartenenti a famiglie poco integrate socialmente e a basso reddito (molte di esse provenienti dall’Africa del nord e dall’Asia) da un lato e gli studenti italiani dello stesso ceto sociale dall’altro. Non risultano studi o statistiche relative all’apprendimento della lingua italiana tra i musulmani, né sui problemi da loro incontrati nelle scuole, anche se non mancano segnali di “un certo disagio verso le strutture educative dello Stato, con ricadute negative sulla loro frequenza e rendimento scolastici”. Secondo alcune ricerche condotte a Modena, Torino, Brescia, Bologna, Genova, Bari, Padova, Arezzo e Ravenna, circa un terzo degli studenti immigrati ha manifestato il desiderio di disporre di una istruzione separata per i membri del proprio gruppo. Fra gli studenti di origine nord-africana, il 71,4% preferisce una scuola comune, ma il 46,5% dei ragazzi ha affermato di sentirsi a disagio nel clima “libero” delle scuole italiane.

Il curriculum scolastico non offre corsi sulla cultura dei paesi di origine degli immigrati né prevede l’insegnamento della loro lingua nativa. Un certo numero di esponenti musulmani ha sostenuto, in alcune interviste, che “il sistema scolastico statale non ha un approccio sufficientemente interculturale: mentre l’istruzione religiosa cattolica è prevista nel curriculum scolastico, scarse informazioni sono fornite a proposito di altre religioni; inoltre la rappresentazione dell’Islam nei testi scolastici è, secondo questi esponenti, non accurata e talvolta distorta”. Le esigenze particolari degli studenti musulmani non sono sempre prese in considerazione: le mense scolastiche, ad esempio, spesso non tengono in considerazione i requisiti alimentari degli studenti musulmani. Occasionalmente, alcuni genitori e insegnanti hanno mostrato atteggiamenti intolleranti verso studenti musulmani, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, chiamati talvolta “terroristi” e “amici di Bin Laden”. Una tendenza che “può essere rilevata in tutta Europa”.

Cittadinanze non italiane più rappresentate 
nella scuola italiana 

 

 

str.

soggiornanti

Albania

25.050

17,0

144.120

Marocco

23.052

15,6

158.094

Ex-Jgoslavia

16.225

11,0

36.614

Cina 

8.659

5,9

56.566

Romania

6.096

4,1

75.377

Perù

4.486

3,0

29.627



Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - Caritas/Migrantes su dati Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca e Ministero dell'Interno

 

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