Il corrispondente aggettivo è "laicista", mentre con l'aggettivo "laico" (corrispondente a "laicità") ci si riferisce a una persona non necessariamente laicista, poiché questo auspica la non-inferenza della religione nella vita civile e quindi la netta separazione stato/chiesa, mentre chi si dichiara laico semplicemente non approva la teocrazia (prevalenza del potere della chiesa sul potere civile). L'aggettivo laico, che inizialmente indicava i fedeli cristiani non appartenenti al clero, si riferisce quindi ad una persona che può essere diversamente orientata nei confronti dei rapporti tra stato e chiesa, riconoscendo un rapporto possibile del potere civile con questa ultima, preservando le prerogative del potere civile. Il successivo significato di laico di carattere politico (come "non religioso"), invece, nasce con l'Illuminismo e la Rivoluzione Francese, finché nel '900 ha assunto anche la connotazione di irreligioso o areligioso.
La qualifica di laico pertiene quindi all'assertore della "laicità" di uno stato in cui può esserci tuttavia una religione ufficiale riconosciuta, ovvero un concordato. Il laicista invece è generalmente contrario ad ogni concordato, cioè ad ogni rapporto che in qualche maniera vincoli o relazioni lo stato all'istituzione religiosa.
Il termine Laicismo, inteso come indirizzo teorico di carattere politico ha tra i suoi presupposti la Secolarizzazione della vita civile, cioè l'eliminazione dei fattori religiosi da tutto ciò che non concerne la religione in senso stretto. La realizzazione del laicismo in una certa società implica solitamente il progressivo declino dell'importanza della fede religiosa nella vita di essa. Però laicismo e secolarizzazione sono concetti differenti e non necessariamente legati da rapporti di causa-effetto o omologazione.
Fonte


Menu
