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    Pubblicato il 29/08/2014 17:00  Numero di Visualizzazioni: 3046 
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    Credere di conoscere e poter giudicare l’Islam senza conoscerne la mentalità profonda non è solo follia, ma colpevole stupidità. E per conoscere la mentalità profonda dell’islamico, non si può prescindere dal Corano, che per ogni musulmano non è solo il “Libro sacro” della religione, ma il libro per eccellenza della vita, l’unico libro in un certo senso, che regola l’esistenza individuale e sociale nella totalità delle espressioni.
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    La Casa Rossa era un tipico edificio dell'antica Tel Aviv. Orgoglio dei costruttori e degli artigiani ebrei che l'avevano fabbricato negli anni Venti, era stato destinato a ospitare la sede del locale consiglio dei lavoratori. Tale rimase finché, verso la fine del 1947, divenne il quartiere generale dell'Haganà, la principale organizzazione armata clandestina sionista in Palestina. Situato vicino al mare, sulla Yarkon Street, nella parte nord di Tel Aviv, l'edificio costituiva un'ulteriore gradevole aggiunta alla prima città "ebraica" sul Mediterraneo, la "Città Bianca", come la chiamavano affettuosamente i suoi letterati e i suoi notabili. In quei giorni, infatti, a differenza di oggi, il biancore immacolato delle sue case inondava ancora l'intera città nell'opulenta luminosità tipica dei porti del Mediterraneo di quell'epoca e di quella regione. Era una vista gradevole, un'elegante fusione di motivi Bauhaus con l'originaria architettura palestinese, in una mescolanza che veniva chiamata levantina nel senso meno spregiativo del termine. Tale era anche la Casa Rossa, con i suoi semplici tratti rettangolari, abbelliti da archi frontali che incorniciavano l'ingresso e sostenevano i balconi dei due piani superiori. Forse era stata l'associazione con un movimento di lavoratori ad aver ispirato l'aggettivo "rossa", o forse era la sfumatura rosa che assumeva al tramonto ad aver dato alla casa il suo nome. La prima ipotesi è la più attendibile in quanto l'edificio continuò a essere associato alla versione sionista del socialismo quando, nel 1970, divenne l'ufficio centrale del movimento israeliano dei kibbutz. Case come questa, importanti resti storici del periodo del Mandato britannico, hanno spinto l'UNESCO a dichiarare nel 2003 Tel Aviv patrimonio dell'umanità.
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    Pubblicato il 29/08/2014 16:37  Numero di Visualizzazioni: 2761 
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    Leggete queste righe come fossero un saggio scritto ieri, e avrete una valida analisi dei fatti di attualità degli ultimi giorni. Ma, com'è ovvio, le righe che seguono sono state scritte da Oriana Fallaci non in queste ore, ma all'indomani dell'11 settembre del 2001, dopo l'attacco alle Torri Gemelle. Parole scritte con rabbia e con l'intensità di cui lei era capace, ma anche con coraggio. Un coraggio che dette fastidio a chi preferiva non intendere le sue ragioni. Abbiamo deciso di ripubblicare un estratto dei suoi scritti sul rapporto tra l'Islam e l'Occidente, che si possono leggere in versione integrale nei libri editi da Rizzoli.
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    Pubblicato il 24/08/2014 21:42  Numero di Visualizzazioni: 2902 

    Il panorama religioso contemporaneo

    Si definiscono credenti cattolici 3/4 degli italiani, a cui si aggiungono un 10% di credenti senza riferimenti religiosi e un 5% di credenti in altra religione. Il rimanente 10% si distribuisce in parti uguali tra i gruppi degli agnostici e degli atei (5% ciascuno). Un quarto degli italiani non è dunque cattolico, un quinto non è religioso, un decimo non è credente.

    L’analisi per genere, età ed area geografica ha mostrato due Italie: se i credenti cattolici sono più diffusi tra le donne, nella fascia d’età più matura e nelle regioni del sud, gli altri (credenti e non) sono invece più presenti tra gli uomini, nella fascia d’età più giovane e nelle regioni del nord. Una tendenza più accentuata tra atei e agnostici, che si caratterizzano anche per una presenza significativamente maggiore nella classe sociale superiore.

    Ne emerge un panorama sfaccettato e in evoluzione, che trova ulteriore conferma nella pluralità di atteggiamenti dei credenti cattolici. Il 62% dei credenti cattolici si definisce (decisamente o piuttosto) praticante, pari al 46 % della popolazione totale di 15 anni ed oltre.
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